La civiltà Nafusi

Ospiti di un anziano Berbero alle falde dello spettacolare Qasr Wazin.
 
 

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Per apprezzare le diversità è necessario conoscere le realtà locali di persona, e ciò si rende possibile solo condividendo per quanto possibile la vita comune dei popoli visitati. Della Libia si conoscono soltanto le rovine romane o greche delle due città sulla costa separate da più di 1.000 Km, i graffiti rupestri nell’Akakus 2.500 Km all’interno del paese, e l’Oasi di Ghadamès 750 Km a sud di Tripoli, luoghi giustamente famosi per il valore paesaggistico e storico, e per questo inseriti nella lista del Patrimonio Comune dell’Umanità redatto dall’UNESCO. Ognuna di queste realtà rappresenta una preziosa testimonianza monumentale del passato, costituisce una meta turistica famosa, ma non è rappresentativa della vera essenza del popolo libico.

In tripolitania, diffusa negli oltre 2.000 Km2 del Jebel Nafusah, in un raggio di meno di 500 Km da Tripoli, resiste all’avanzare della futile, ricca e sguaita modernità, la sconosciuta Civiltà Nafusi ( نعدوسي ), della quale ancora rimangono testimonianze di Architettura Vernacolare, e che conserva ancora l’orgoglio delle antiche usanze come quella di abitare gli insediamenti trogloditi realizzati dagli avi nei millenni passati, nonostante il governo abbia dotato ciascuna famiglia di una abitazione moderna a condizioni estremamente favorevoli. Ancora oggi è possibile condividere l’ospitalità di queste genti dal carattere riservato ed orgogliose del valore dell’essenzialità, ritornando a godere di valori e ritmi a noi oramai sconosciuti. Ad appena un’ora di volo da Fiumicino resiste un angolo di mondo sconosciuto e per questo ancora pressochè intatto, che merita di essere apprezzato, rispettato e conservato.