I Gasr: gli spettacolari Granai Fortificati del Jebel Nafusa

Farsatta Qasr
 
 

Affacciati sulla Falesia del Jebel Nafusah, adagiati alle sue falde, od arroccati su picchi impervi, rimangono riconoscibili  i resti dei numerosi Gasr che sorgevano nella regione Nafusi, distrutti in gran parte dapprima dalle armate islamiche e successivamente bombardati dalle cannonate degli eserciti Ottomani nel tentativo di assoggettare le popolazioni locali privandole delle loro riserve. I Gasr rappresentano l’elemento di maggiore caratterizzazione del paesaggio e la più spettacolare potenziale attrattiva turistica. Non avendo lasciato i Berberi Fonti Storiche scritte, ed essendo la trasmissione della Cultura solamente orale ed affidata alle donne, rimangono a testimonianza dell’antica Civiltà Berbera solo le opere architettoniche. Il metodo ecostorico perfezionato dal Prof. Pierotti e dalla Prof.ssa Ulivieri, rispettivamente Professore Emerito in Storia dell’Architettura e Professore Aggregato di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Pisa, eleva al rango di Fonte Storica l’Architettura Vernacolare Berbera in quanto si basa sull’osservazione diretta e sull’interpretazione delle fonti materiali (strutture, assetto del territorio, manufatti), piuttosto che sulle fonti scritte come nella storiografia tradizionale. Si comparano i manufatti con i principali temi della storia dell’edificazione per via tematica, senza seguire cioè un’esposizione cronologica, col fine di fornire gli strumenti conoscitivi indispensabili per “leggere” storicamente e criticamente il costruito. L’indagine è di tipo storiografico della progettazione e di scienza delle costruzioni; sulla comparazione con esempi relativi a vari temi o metodologie, fino all’architettura vernacolare. Il metodo ecostorico comprende lo studio delle architetture mobili, l’archeologia dell’architettura, la sismografia storica (cfr. http://www.worldcat.org/title/metodo-ecostorico/oclc/430145150?referer=di&ht=edition).  Gli aspetti di interesse architettonico, storico, antropologico, paesaggistico e di interazione dell’uomo con il territorio ostile del deserto sassoso del Jebel Nafusah rendono estremamente preziosi i Gasr sia per il paesaggio locale, che per l’economia in quanto possibili mete per un turismo culturale e responsabile. Per questi motivi, i maggiori sforzi del “Gruppo di Studio Multidisciplinare Civiltà ed Architettura Vernacolare Berbera”  sono volti alla rilevazione ed interpretazione delle caratteristiche di questa tipologia monumentale prettamente caratterizzante il territorio. Ksar, Ksour al plurale, che significa ”castello”, è il termine con cui il dialetto arabo Meghrebino Nord Africano designa queste strutture, ed è stato probabilmente preso in in prestito dal latino castrum. La parola berbera originale di “Ksar”, utilizzata in Nord Africa dalle popolazioni di lingua berbera è aghrem, igherman al plurale. Nel Maghreb, il termine ha un significato più generale di “borgo fortificato” o “forte”. La parola berbera igherman potrebbe essere una parola affine, con un significato identico, con la parola Garamanti, che è il nome della berbero antiche città-stato della Libia. Il termine Maghrebino Ksar è probabilmente diverso dal termine dialettale Nafusi Gasr (plurale Gasru) nella traslitterazione italiana, Qasr, (Qasru al plurale) nella traslitterazione anglosassone, usato nel Jebel Nafusa Libico. Gli Ksour nel Maghreb consistono tipicamente di aggregati di abitazioni, spesso con associati granai collettivi e altre strutture, come una moschea, bagno, forno, e negozi. Ksour / igherman sono molto diffusi tra le popolazioni delle oasi del Nord Africa. Ksour a volte sono situati in località di montagna per rendere più facile la difesa, ma spesso sono circondati da una parete continua, e il materiale da costruzione di tutta la struttura è normalmente costituito da adobe, cioè mattoni di fango, o pietra grezza e mattoni. D’altra parte, i villaggi del Jebel Nafusa libico quasi mai sono circondati da un muro di cinta e sia i Gasru che i villaggi sono costruiti esclusivamente con pietre rozze e malta di gesso, con il rinforzo del tetto realizzato con tronchi, nella maggior parte dei casi di legno di ulivo e di palma. L’idea del Ksar/igherman o Gasr come granaio è una nozione che confonde le due cose, lo stesso granaio, che si trova all’interno di uno ksar, e lo ksar, che è un villaggio, di solito con granai all’interno di esso. D’altra parte, nel Jebel Nafusa Libico  i granai fortificati sono chiamati Gasru e sono singole strutture situate all’internio degli agglomerati delle abitazioni, che li circondano in una posizione adatta alla sua difesa, e la funzione dei Gasru  è quella di deposito fortificato in generale, poiché vi sono conservati cereali, olio d’oliva in vasi contenuti in singole piccole stanze, chiamato Ghorpha. Ogni Gasr è protetto da una massiccia porta di legno con serratura di sicurezza. Il modello più arcaico e metodo di costruzione potrebbe riflettere una origine più antica di Gasru gli altri manufatti del Maghreb.