Insediamenti trogloditi [Adrar 'Nfusen]

Gli insediamenti trogloditi scavati a migliaia nel corso dei millenni nelle viscere della falesia del Jebel Nafusah libico rappresentano un altro grande patrimonio unico al mondo, che comprende abitazioni, mulini, frantoi e moschee. Merita l’attenzione della comunità scientifica internazionale e l’inserimento nella lista che l’UNESCO ha stilato per le realizzazioni patrimonio dell’umanità. Il “Gruppo di Studio Multidisciplinare Civiltà ed Architettura Vernacolare Berbera” profonde energie e sforzi nella rilevazione e restituzione di questa tipologia insediativa, che è stata catalogata e classificata per la prima volta.

Il Museo Etnografico della Società per gli Amici delle Tradizioni e dell’Ambiente di Nalut rappresenta uno dei più vasti insediamenti trogloditi dell’intero Jebel, ed è stato utilizzato dall’esercito italiano come lazzaretto ed ospedale da campo. Giace nel centro della cittadina di Nalut, in un’area ancora ricca di abitazioni troglodite, nella quale un restauro conservativo intelligente potrebbe ricreare un centro turistico-culturale di rilevanza mondiale. La piantina è stata ottenuta mediante misurazioni con dispositivo laser, e restituzione su tavolo da disegno.

Nella photogallery a lato è possibile vedere:

  • la foto aerea ripresa con la metodica KAP da un’altezza di circa 200 metri, esalta le caratteristiche restituite dalle misurazione a terra e rende un’idea delle proporzioni dell’insediamento.
  • uno dei locali interni arredato con le suppellettili tradizionali ed adibito a stanza da letto, di ampie dimensioni e tuttora utilizzato dai proprietari, che pur abitano un moderno palazzo edificato in un’area adiacente della stessa proprietà.
  •  l’antico frantoio troglodita rilevato e studiato dal “Gruppo di Studio Multidisciplinare Civiltà ed Architettura Vernacolare Berbera”, la cui piantina sarà resa di pubblico dominio dopo la pubblicazione sulla stampa scientifica specializzata. All’interno del locale principale della cavità artificiale un cammello faceva girare la enorme macina, mentre in un locale adiacente si pressava la pasta con una coppia di presse azionate a mano per mezzo di enormi contrappesi di pietra. In altri locali attigui l’olio veniva temporaneamente stoccato in attesa di essere immagazzinato nei gurfa all’interno de Gasr.

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