Libia – I neri di Tawargha nel limbo dei campi profughi

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17.12.2013

Melting Pot

di Antonio M. Morone, ricercatore in Storia e istituzioni dell’Africa presso l’Università degli studi di Pavia

Tawargha è oggi una città fantasma. Nel giro di un paio di giorni nell’agosto del 2012, questa città libica che si trova a pochi chilometri a sud di Msrata, nella parte orientale della Tripolitania, è stata completamente svuotata dei sui 40 mila abitanti da parte delle milizie rivoluzionarie di Msrata. Chi ci viveva è diventato così esule in patria: profughi nel loro stesso paese da un giorno all’altro, persone che si sono ritrovate a vivere in campi allestiti in tutta fretta in strutture improvvisate, ex caserme ed ex cantieri edili di contractors internazionali che a causa della guerra avevano lasciato la Libia pochi mesi prima. Abbandonando sotto la minaccia delle armi la propria città, alcuni abitanti si sono diretti verso il capoluogo della Cirenaica, Bengasi, altri hanno invece optato per la capitale. Nella grande periferia di Tripoli sono tre i ripari di fortuna che hanno accolto i profughi di Tawargha, due ex cantieri di costruzione e parte dell’accademia navale di Zanzour. Fino a oggi i vertici politici delle milizie che controllano Msrata e che sono parte importante dell’attuale compagine di governo si sono sempre fermamente opposte alla possibilità di ritorno dei profughi nella loro città d’origine.

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