L’uomo dell’oscurità che vive tra grotte e chiese rupestri

14.05.2006

Franco Dell’Aquila, Cicci per gli amici, è un cavernicolo. Non nel senso dispregiativo bensì in quello culturale per tutto ciò che la conoscenza della “Civiltà del vivere in rupe” consiste. E civiltà è quella di quando tra la fine dell’Impero Romano e il tardo Medioevo – dal V-VI sec. d.C. sino al XIII secolo, in Puglia, Lucania ed in tante altre parti dell’Italia meridionale, si viveva e lavorava in ipogei, vale a dire nelle grotte a volte raggruppate persino in villaggi. Si pregava nelle chiese e nelle basiliche rupestri e si era persino sepolti in rupe. Contadini, pastori, monaci eremiti, briganti, mercanti, scavavano le case nel tufo delle lame e delle gravine. Olio, vino, formaggi, farina erano i prodotti più correnti.